L'autotutela non è un "optional"

27.02.2011 13:11

Se un'autorità giurisdizionale dello Stato ha riconosciuto l'atto di accertamento illegittimo in quanto oggettivamente errato, non è corretto e nemmeno onesto perseguitare il contribuente con pretese ingiuste.

È questo il principio rivendicato dalla corte di Cassazione nella sentenza 2575 del 29 marzo 1990. L'autotutela non è un "optional" che può essere usato o non usato a discrezione dei funzionari: l'atto sbagliato è sempre annullabile e chi ha pagato ha diritto al rimborso.

L'autotutela non è un "optional": l'atto sbagliato è sempre annullabile e chi ha pagato ha diritto al rimborso. Queste affermazioni, contenute nella lettera-circolare 195/S del 5 agosto 1998, resistono da quasi 13 anni.
La lettera-circolare ricorda agli uffici «che non tengono conto della normativa vigente» e, in particolare del decreto sull'autotutela 11 febbraio 1997, n. 37, che l'atto sbagliato è annullabile senza limiti di tempo. Autotutela significa ascoltare le ragioni del cittadino quando è la stessa amministrazione che deve rimediare a un proprio errore ed eliminare liti inutili.

 

Il decreto
Il regolamento sull'autotutela stabilisce che l'atto può essere annullato dall'ufficio che lo ha emesso. In via sostitutiva o in caso di grave indolenza l'atto può essere annullato dalla direzione regionale dalla quale l'ufficio dipende. Il regolamento riconosce il principio che chi ha il potere di fare ha anche il dovere-potere di disfare o di correggere il suo errore.
L'articolo 2 del regolamento sull'autotutela elenca alcune delle ipotesi di annullamento d'ufficio, anche senza necessità di istanza di parte. Le ipotesi sono le seguenti: 1) errore di persona; 2) errore logico o di calcolo; 3) errore sul presupposto dell'imposta; 4) doppia imposizione; 5) mancata considerazione di versamenti eseguiti; 6) mancanza di documenti successivamente sanata; 7) sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o agevolazioni precedentemente negati; 8) errore materiale del contribuente riconoscibile dal fisco.
L'elenco degli atti annullabili è indicativo perché qualsiasi atto sbagliato va annullato, senza perdere tempo. Meglio ancora quando si evita l'emissione di atti infondati annullabili, come può essere il caso di una richiesta di pagamenti già eseguiti.

 

Ricorso non vincolante
Nella lettera-circolare 195/S del 5 agosto 1998 si precisa che qualsiasi atto sbagliato deve essere annullato dall'ufficio anche se: «l'atto è divenuto ormai definitivo per avvenuto decorso dei termini per ricorrere»; «vi è pendenza di giudizio»; il contribuente non ha prodotto alcuna istanza.
Ai fini dell'autotutela, all'ufficio «è attribuito il solo e unico compito di verificare, in modo del tutto autonomo e indipendente (...) se l'atto è legittimo o meno». Se la pretesa è infondata in tutto o in parte, essa va ritirata o ridotta «in modo da ristabilire un corretto rapporto con il contribuente, il quale non può essere chiamato al pagamento di tributi che non siano strettamente previsti dalla legge». L'atto sbagliato che viene annullato comporta l'obbligo di restituzione delle somme indebitamente riscosse.

 

La procedura
L'istanza di autotutela, che si presenta in carta semplice all'agenzia delle Entrate, direzione provinciale o ufficio territoriale di competenza, è il mezzo più importante per eliminare una lite tra fisco e contribuente. L'autotutela può essere usata anche per evitare sul nascere una lite inutile. È anche prevista l'istanza di autotutela in riesame dell'atto di accertamento. L'autotutela può essere esercitata senza limiti di tempo, nei confronti di atti sub iudice, o di atti divenuti inoppugnabili per il decorso dei termini utili per il ricorso; neppure il giudicato costituisce ostacolo all'autotutela, che è preclusa solo per i motivi sui quali sia intervenuta «sentenza passata in giudicato favorevole all'amministrazione finanziaria». Il potere di annullamento d'ufficio o di revoca sussiste infatti «anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, degli atti illegittimi o infondati». Insomma, l'autotutela non ha limiti quando serve per eliminare evidenti ingiustizie.

 

FONTE: Il Sole 24ore.