Reverse charge per le prestazioni di servizi di trasporto effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti

22.06.2011 12:01

Reverse charge per le prestazioni di servizi di trasporto effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti

Domanda
Un soggetto passivo di imposta italiano acquista un biglietto aereo per un trasporto interno da una compagnia aerea non residente, identificata ai fini Iva in Italia.
Secondo l’art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 633 del 1972 il committente italiano si deve autofatturare ed assolvere l’imposta con il meccanismo del reverse charge.
Come si deve comportare il committente italiano che riceve una fattura con addebito di IVA da parte della compagnia estera?

 


Risposta
L’art. 17, comma 2, del D.P.R. n. 633 del 1972, dispone che “Gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all'articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono adempiuti dai cessionari o committenti”.


Tale modifica legislativa ha reso obbligatorio il meccanismo dell’inversione contabile (cd. reverse charge) per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo non residente nei confronti di un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato. Quest’ultimo assume, quindi, la qualifica di debitore dell’imposta, da assolvere mediante l’emissione di un’autofattura riportante
l’indicazione dell’IVA dovuta, anche qualora il cedente o prestatore sia identificato ai fini IVA in Italia, tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale.


La violazione del predetto obbligo di “reverse charge” comporta l’applicazione della disciplina sanzionatoria di cui al comma 9-bis dell’art. 6, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471.


Ciò posto, riguardo la fattispecie prospettata nel quesito, si ritiene che il committente italiano, al fine di non incorrere nell’applicazione della predetta sanzione debba procedere all’applicazione del “reverse charge” e non debba tenere conto della fattura emessa dalla compagnia aerea. In particolare, il committente italiano dovrà avere cura di:
- non annotare la fattura emessa dalla compagnia aerea nel registro degli acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633 del 1972;
- non esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA erroneamente addebitata in fattura.


La compagnia aera che ha emesso fattura irregolare, invece, potrà rettificare la erronea fatturazione tramite emissione di una nota di variazione ai sensi dell’art. 26, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972.