Servizi UE e rimborsi Iva: operazioni di natura finanziaria nei confronti di soggetti privati residenti fuori della Unione Europea

22.06.2011 11:56

Servizi UE e rimborsi Iva: operazioni di natura finanziaria nei confronti di soggetti privati residenti fuori della Unione Europea

Domanda
Una società effettua operazioni di natura finanziaria nei confronti di soggetti privati residenti fuori della Unione Europea. Sino al 31 dicembre 2009 tali operazioni rientravano nella previsione di non imponibilità di cui all’art. 9, comma 1, n. 12), del D.P.R. n. 633 del 1972. Dal 2010 le suddette operazioni devono considerarsi "fuori campo IVA" in Italia ai sensi dell'art. 7-septies, lett. d), del D.P.R. n. 633 del 1972.
L’art. 19, comma 3, lett. a-bis), del D.P.R. n. 633 del 1972 non prevede alcuna limitazione alla detrazione per tali operazioni quando esse sono effettuate nei confronti di soggetti stabiliti fuori della Comunità.
Si chiede se tali operazioni, possano essere intese come “operazioni ad aliquota zero” ai fini del raggiungimento del presupposto di cui all’art. 30, terzo comma, lett. a), del D.P.R. n. 633 del 1972, per la richiesta di rimborso dell’IVA.
Si chiede infine se la detraibilità dell’imposta non subisca alcuna limitazione anche durante il periodo transitorio compreso tra il 1° gennaio 2010 ed il momento di entrata in vigore del nuovo art. 19, comma 3, lett. a-bis).

 


Risposta
Le operazioni di natura finanziaria rese nei confronti di soggetti residenti fuori dall’Unione Europea rientravano, antecedentemente al D.Lgs. 11 febbraio 2010, n. 18, fra le operazioni non imponibili di cui all’art. 9, comma 1, n. 12), del D.P.R. n. 633 del 1972, mentre la detraibilità dell’imposta assolta sui costi ad esse corrispondenti era consentita a norma dell’art. 19, comma 3, lett. a), del medesimo decreto. Pertanto, il diritto al rimborso dell’IVA poteva essere esercitato ai sensi dell’art. 30, terzo comma, lett. b).


A seguito delle novità apportate dal predetto D.Lgs. n. 18 del 2010, le operazioni di cui si discute, quando rese nei confronti di privati consumatori, rientrano attualmente fra quelle escluse ex art. 7-septies del D.P.R. n. 633 del 1972, mentre la detraibilità dell’imposta assolta sulle relative spese è consentita a norma del predetto articolo 19, comma 3, lett. a-bis) (lettera introdotta dall’articolo 1, comma 1, lett. i) del D.Lgs n. 18 del 2010). Il diritto al rimborso dell’IVA, infine, può essere ora esercitato a norma dell’art. 30, terzo comma, lett. d) del D.P.R. n. 633 del 1972 (come modificato dall’art. 1 comma 1, lettera q), del D.Lgs. n. 18 del 2010).


In virtù dell’espressa previsione contenuta nella richiamata lett. d) dell’art. 30, deve escludersi che il rimborso possa essere chiesto ai sensi della lett. a) del medesimo art. 30 (che prevede l’ipotesi di effettuazione di operazioni soggette ad aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti), ipotizzando che le operazioni in discorso siano qualificabili come operazioni ad aliquota zero.
Si evidenzia, altresì, che ai sensi dell’art. 5 del richiamato D.Lgs. n. 18 del 2010, le disposizioni sopra citate [art. 7-septies, art. 19, comma 3, lett. a-bis), art. 30, terzo comma, lett. d), come da ultimo modificata] si applicano alle operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2010.


Infine, per quanto riguarda il trattamento delle operazioni effettuate durante il periodo transitorio che va dal 1° gennaio 2010 al momento di entrata in vigore del D.Lgs. n. 18 del 2010, si rinvia ai chiarimenti resi con la circolare n. 14/E del 18 marzo 2010, paragrafo 1, ultimo periodo.